11 mar 2017
marzo 11, 2017

PERCHE’ SFOTTERE 50 SFUMATURE DI NERO E’ DA REPRESSI

marzo 11, 2017 0 Comment
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PERCHE’ SFOTTERE 50 SFUMATURE DI NERO E’ DA REPRESSIDue anni dopo, il secondo capitolo della trilogia. Tra psicoanalisi e sesso estremo, ecco perchè vale la pena di vederlo. Due anni fa – quando uscì al cinema il primo capitolo della saga – scrissi un pezzo in cui spiegavo, dal mio punto di vista, i motivi per cui 50 Sfumature di Grigio è un film mediocre, definendola “una storiella dal retrogusto piccante, ambientata in un’epoca in cui serve ben altro per eccitarsi”. Stilavo poi una lista delle potenziali categorie di spettatori delusi dalla prima pellicola tratta dalla trilogia milionaria di E. L. James, includendo femministe, pornostar, BDSMers, cinici e poliziotti.
In effetti le aspettative erano altissime…..

 in effetti per un osservatore un poco avvezzo ai linguaggi erotici, 50 Sfumature di Grigio è un film tiepido, superficiale e sostanzialmente surreale, che pretende di raccontare una sfera della sessualità piuttosto complessa senza alcuna profondità di pensiero.
Ma “Prima di correre, bisogna imparare a camminare”. Ce lo ricorda proprio lui, Mr. Grey in persona, nella battuta che sostanzia l’anima del sequel e che i protagonisti si rimpalleranno più volte nel tentativo di rinegoziare il loro rapporto.
Alla luce di 50 Sfumature di Nero, possiamo dunque rileggere il Grigio come una pallida ma inevitabile premessa di ciò che sarebbe stato, ovvero lo scapolo d’oro di Seattle che torna prepotentemente all’attacco per fare di nuovo sua Anastasia che, nel frattempo, sembra aver già impostato la sua vita su questa massima.
I ragazzi sono cresciuti. Chris è sempre più ricco e si è fatto dei muscoli da paura; Ana ha messo un attimo da parte il sesso per concentrarsi sulla carriera ed è inutile che vi racconti che, ovviamente, inanella un successo dopo l’altro. La ragazza ha un karma speciale, non si capisce perchè dovunque vada tutti se la vogliono fare, come se emanasse una specie di feromone specifico per gli alti vertici. Il Boss della casa editrice per cui lavora perde la testa per lei ma fa i conti senza Mr. Grey, l’uomo che non deve chiedere mai e che se vuole una cosa se la prende. In questo caso la cosa è Anastasia Steele, perchè da quando se ne è andata lui non riesce a vivere. Che ci sia del sentimento? Quando questa consapevolezza prende piede, Mr. Grey cambia completamente atteggiamento e diventa un dolcissimo cucciolo di uomo palestrato che sotto la scorza di ferro nasconde un animo nobile e tormentato.
50 Sfumature di Nero infatti scende negli oscuri meandri della psiche dei protagonisti e ci aiuta a comprendere le motivazioni alla base del rapporto malato oggetto del precedente episodio della saga.
Ma perchè il Nero? Mi sono concentrata parecchio su questo punto: la metafora del Grigio era più facile da comprendere, a parte il riferimento al cognome del protagonista maschile, perchè raramente le cose hanno un colore univoco, perchè come prescrive il Tao nel nero c’è del bianco, nel bianco c’è del nero e se facciamo un merge sulla tavolozza la risultante è per l’appunto il grigio (e quindi anche le persone per bene, possono fare delle gran porcate). Le Sfumature di Nero invece, a cosa fanno riferimento? Certamente all’ignoto che, nel caso specifico è il vissuto del nostro adone, che non è affatto un ricco arido e capriccioso come credevamo che fosse. C’è un disegno preciso dietro i gusti sessuali di Mr. Grey che, come lui stesso afferma in uno dei momenti più alti del film, non è un Master ma un sadico con una missione: far del male alle donne e, soprattutto, a una certa tipologia di donna.
Ovviamente non posso svelarvi altro ma le cose in 50 Sfumature di Nero si fanno più interessanti e, a limite, ci sono anche dei validi motivi per andarlo a vedere.

Articolo di di Cecilia Marotta tratto da gqitalia.it

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